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«Ero un morto che camminava»: la storia di Valentina, sopravvissuta al buio della depressione

Valentina Chiefa da Palagiano Valentina Chiefa da Palagiano

«Ero un morto che camminava. Poi ho imparato a perdonarmi». Valentina Chiefa ha 33 anni e vive a Palagiano. Nel 2012, a 19 anni, parte per l’estero. Trova lavoro, comincia una nuova vita, ma la distanza dalla famiglia e soprattutto dalla madre comincia a pesarle.

«Non è stato per niente facile lasciare tutto e partire, soprattutto lasciare la persona più importante per me, la mia mamma». Durante le vacanze estive torna in Puglia. Dovrebbe essere felice di riabbracciare la famiglia, invece si accorge che qualcosa non va. «Pensavo già a come sarebbe stato il giorno in cui sarei dovuta ripartire. Mi ritrovavo spesso a piangere da sola». 

Torna all’estero e il malessere cresce. Conosce un ragazzo, ma anche la relazione diventa fonte di agitazione. «Non ero felice, non ero serena. E ormai non lo ero neanche a casa e nemmeno al lavoro». 
La depressione è già entrata nella sua vita, ma Valentina non lo sa. «Non me ne rendevo conto. Mi sentivo normale. Non accettavo l’idea che ci fosse qualcosa di diverso in me». Poi smette quasi di mangiare e di prendersi cura di sé. Continua ad andare al lavoro, ma dentro è completamente svuotata. «Non avevo più un’anima. Ero un morto che camminava. Ero assente in tutto quello che facevo. E le notti erano interminabili».

Il 12 dicembre 2012 si alza all’alba. Dovrebbe andare al lavoro, invece raggiunge un ponte della stazione dei treni. «Poi il buio. Non ricordo nulla». La trovano sui binari dopo una caduta. È in condizioni gravissime. A salvarla, dice oggi, è anche la neve. «Non so come abbia fatto il macchinista a vedermi in mezzo a tutta quella neve. Per me è stato un angelo, anche se non l’ho mai conosciuto».
Valentina resta tre giorni in coma. «Sono stati i più belli della mia vita. Ricordo di essere stata in un posto magico, stupendo. Non so se fosse il paradiso, ma era bellissimo». Quando si sveglia, scopre però che non potrà più camminare. «È stata una sofferenza enorme».

Un mese in ospedale, cinque mesi di riabilitazione e poi il ritorno in Italia. All’inizio ci sono tutti, poi quasi nessuno. «Dov’erano i miei parenti? Dov’erano i miei amici? Non c’era più nessuno». C’è solo sua madre.
Per quattro anni e mezzo Valentina vive chiusa nel dolore. «Non mi andava di fare nulla. Non volevo vivere con una sofferenza così grande». Poi, dice: «Ho deciso di perdonarmi».

Comincia un percorso con una psicologa, fa terapia, pratica yoga, torna a fare sport, lavora. E oggi racconta la sua storia sui social per stare accanto a chi soffre. «Quando racconto quello che mi è successo a persone che stanno male e magari riescono a cambiare idea, sono felicissima».

Infine affida il suo messaggio a chi legge: «Quello che voglio dire ai lettori è che dalla depressione si può uscire. Bisogna trovare la forza di reagire, anche quando ci si sente morire dentro».

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