Cineteatro Valentino di Castellaneta
© ViVi
Domani, giovedì 5 febbraio, alle 11 nel teatro Valentino di Castellaneta, nell’ambito della stagione teatrale, di danza e di teatro ragazzi del Comune di Castellaneta in collaborazione con Puglia Culture, andrà in scena una coreografia singolare e ironica che interroga il teatro in tempo di crisi e la postura del cittadino nell’esperienza artistica.
E se il pubblico, di colpo, non fosse più un pubblico? Come lavora il teatro in tempo di crisi? E soprattutto: si può fare un quintetto senza essere in cinque, e dividendosi in cinque?
A queste domande tenta di rispondere "Quintetto", spettacolo di e con Marco Augusto Chenevier (Produzione 2013 – Cie Les 3 Plumes).
Quintetto inaugura una linea di ricerca che mira a mettere in discussione la postura dei cittadini nell’esperienza artistica, utilizzando l’ironia come strumento per indagare e analizzare i rapporti di potere presenti nelle convenzioni estetiche. Il lavoro affida a gesto, danza e corpo il compito di costruire un contatto empatico con la comunità che partecipa: una cifra distintiva che attraversa lo spettacolo e ne fa un’esperienza insieme lucida e partecipata.
Sotto la leggerezza, si muove un “gioco di prestigio” capace di ridere del dramma e, al tempo stesso, di restituire una reazione commovente e resistente alle condizioni avverse. Anche senza cinque artisti in scena, questo è davvero un quintetto, perché contiene al proprio interno un “cinque”: un principio di molteplicità, trasformazione, ascesa.
Al centro della poetica c’è infatti il numero 5, che nell’esoterismo è simbolo di vita universale, individualità umana, volontà, intelligenza, ispirazione e genio, e rappresenta l’evoluzione verticale, il movimento ascendente e progressivo. È anche il numero delle dita, dei sensi, del pentacolo e della stella a cinque punte: una figura simbolica dell’uomo cui, sin dalla notte dei tempi, sono stati attribuiti significati trascendentali. Ma oggi non siamo in cinque: oggi c’è la crisi. È in questa frizione che Quintetto trova il suo battito: trasformare il limite in forma, la mancanza in invenzione, l’urgenza in rito condiviso.
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