Vertenza Polibeck Massafra: i lavoratori vanno in sciopero
L’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori della Polibeck SpA di Massafra ha deliberato l'avvio immediato della mobilitazione, annunciando le prime giornate di sciopero per i prossimi giorni.
La decisione, comunicata ufficialmente tramite una nota dal segretario generale della Filctem-Cgil Taranto, Francesco Bardinella, è maturata a seguito dell'incontro dello scorso 3 luglio (aggiornamento del tavolo del 17 giugno), nel quale il consulente aziendale ha paventato l'ipotesi di una messa in liquidazione della società con scadenza fissata al 1° ottobre 2026.
I sindacati definiscono lo scenario emerso come un annuncio di estrema gravità, che si abbatte su una forza lavoro già provata da mesi di cassa integrazione – i cui pagamenti risultano in ritardo di tre mesi – e da un peggioramento delle condizioni operative dovuto al cambio unilaterale dei turni d'orario. La Filctem-Cgil attribuisce la crisi a una gestione societaria che per anni avrebbe disatteso il Contratto collettivo nazionale di lavoro. Secondo Bardinella, l'azione sindacale volta a richiedere la maggiorazione di turno e l’indennità sostitutiva per il fondo sanitario è stata erroneamente bollata dalla presidenza aziendale come un’"aggressione", mentre rappresenta una legittima tutela di fronte a scelte d'impresa ritenute fallimentari. Il sindacato chiede un'inversione di rotta, citando le buone prassi di confronto costruttivo già consolidate nelle altre aziende del medesimo Gruppo, e invoca il sostegno dell'intera comunità di Massafra per evitare un nuovo strappo occupazionale in un'area già profondamente colpita dalle storiche crisi di Ilva e Natuzzi.
La scelta di incrociare le braccia prima della scadenza formale di ottobre evidenzia la strategia del sindacato di anticipare i tempi della crisi, nel tentativo di costringere la proprietà a ritirare la procedura di liquidazione e a sedersi a un tavolo negoziale trasparente. La mobilitazione punta a trasformare la vertenza Polibeck da una mera crisi di fabbrica a una questione d'ordine pubblico e sociale per l'intero bacino ionico, facendo leva sulla sensibilità delle istituzioni locali affinché si facciano mediatrici del conflitto prima che la deadline del 1° ottobre diventi irreversibile.
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