NON È UN PAESE PER… CANI | © n.c.Nella testa, spesso, ti frullano ricordi che sono vere e proprie istantanee.
Anzi, quella volta la foto la scattai per davvero: randagi grossi come bovini che bivaccavano al fresco dei portici del Municipio. C'erano ancora gli alberi in piazza, l'estate scoppiava, Gugliotti frequentava già gli uffici del sindaco e io ero più giovane.
Molte cose sono cambiate da allora, tranne Gugliotti e l'estate. E quei cani, un simbolo allora come oggi, potrebbero essere i nonni o gli zii dei cinque cuccioli apparsi sabato scorso in un'anonima cassetta.
Qualcuno lo ha anche scritto: «L'Italia brucia e voi vi preoccupate dei cani...». Già, è vero. Ma gli incendi di questo tipo si possono evitare anche ripulendo il terreno dalle sterpaglie morali. Ecco perché cinque cuccioli apparentemente innocui sono la metafora di una città che stenta. Ad onor del vero, sulle "sterpaglie morali" di chi li ha abbandonati dovremmo essere più precisi: si tratta di veri e propri tronchi.
Ma non è di questo che voglio parlarvi, almeno non direttamente. Voglio mettermi nei panni di un randagio che, vagabondando per le campagne della ridente "terra delle Gravine" decida di attraversare l'altrettanto gaudente città di Castellaneta.
Anche i randagi, si sa, si sono adeguati ai tempi: si spostano solo se ci sono i servizi e vogliono il pacchetto completo di vitto, alloggio ed escursioni (a Ginosa e Laterza, of course...). La voce si è sparsa, quindi, e rischiamo di giocarci anche questa fetta di turismo: «Castellaneta? No, non ci passo neanche per sogno – me li immagino abbaiare tra di loro – perché l'unico rifugio che c'era lo hanno pure sequestrato, quello che dovrebbe sostituirlo devono ancora costruirlo e se metto su famiglia finisco per doverla abbandonare sotto un cassonetto. No, Castellaneta non è un paese nemmeno per cani!».
Ora, le soluzioni sono due.
La prima è più politica: il sindaco Gugliotti, ancor prima di risolvere la grana dell'ex macello comunale e dare una sferzata ai lavori in contrada Bolzanello, potrebbe spendere le sue aderenze pidielline per ottenere udienza da Dudù, il cagnolino di Berlusconi e della sua giovane fidanzata. Sapete il ritorno d'immagine presso la comunità canina dopo un latrato pro Castellaneta del barboncino presidenziale? In subordine ci sarebbe sempre il cagnolino dell'ex ministro Brambilla...
La seconda è più pratica: abbiamo trasferito la cassa armonica da piazza Umberto a piazza Municipio, la squadra di calcio dal nostrano "De Bellis" al "Chiappara" di Mottola, trasferiamo anche i randagi. Dove? Ma a Castellaneta Marina! Il cibo abbonda con i cassonetti stracolmi di rifiuti, lo spazio pure, l'ombra l'assicurano i pini e per l'accoglienza... contiamo sul senso civico degli ospiti austriaci. Così destagionalizziamo, diversifichiamo e rilanciamo il turismo!
E con i tanti "cani" a due zampe che continueranno a solcare le strade cittadine, invece, che facciamo? Per quelli, signori miei, nulla possono politica, pratica e pazienza!
Francesco Tanzarella
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