Paolo Petrosino va in pensione
C'è un modo per andare in pensione, ed è quello classico, con tanto di saluti, targa ricordo e foto di rito. E poi c'è il modo del tutto originale dell'operaio comunale Paolo Petrosino, che il primo maggio scorso ha terminato il suo lungo percorso lavorativo.
Lo ha fatto in sordina, con lo stesso sorriso sornione con cui per 26 anni ha risolto i problemi di mezza città.
Solo ora, con settimane di ritardo, la notizia è divenuta di dominio pubblico. E il motivo è molto semplice: la sua assenza, in giro per Castellaneta, si fa sentire eccome.
Classe 1959, dopo una breve parentesi ai tempi delle amministrazioni Semeraro, Petrosino è entrato in pianta stabile nell'organico comunale nel 2000. Da lì in avanti ha attraversato le amministrazioni Loreto, Nicolotti, D'Alessandro, Gugliotti e Di Pippa, passando con la stessa disinvoltura dai rifiuti al campo sportivo, dal campo santo alle mille manutenzioni quotidiane: muratura, giardinaggio, idraulica e chi più ne ha più ne metta. Il classico jolly che ogni casa comunale vorrebbe avere e che quasi nessuno riesce più a trovare.
Paolo Petrosino a lavoro
Alla domanda su chi lo abbia sostituito, Petrosino ha risposto senza esitazione: «Sono insostituibile!». E in effetti a Castellaneta in pochi sono pronti a smentirlo.
Non ha mai voluto un telefono di servizio, eppure era sempre reperibile: capitava spesso che sindaci e dirigenti, non riuscendo a rintracciarlo, chiamassero direttamente sua moglie pur di "stanarlo" fuori orario per un'emergenza da sistemare.
Allergico dichiarato ai social e in particolare all'uso di WhatsApp, la leggenda narra che avesse un numero di telefono segreto, riservato a pochissimi eletti, quasi un lasciapassare per un servizio di prima classe.
Ora, dismessa la tuta da lavoro, per "Mest Paol" comincia semplicemente un'altra vita, quella che per 26 anni ha dovuto rimandare: farà il nonno a tempo pieno, si godrà spuntini e cenette in compagnia dei suoi amici, e finalmente potrà passeggiare in santa pace per le strade di Castellaneta insieme a sua moglie, senza che qualcuno possa fermarlo a ogni angolo chiedendogli di risolvere l'ennesimo guaio. Una libertà semplice, quella di camminare senza avere fretta, che si è guadagnato un giorno di lavoro alla volta.
È andato in pensione senza clamore, come chi non ha mai avuto bisogno di applausi per sapere di aver fatto bene il proprio lavoro. Ma proprio perché la sua discrezione lo ha portato a sparire dai radar in silenzio, oggi è giusto restituirgli, con qualche settimana di ritardo, il chiasso che si merita.
Buon pensionamento, Paolo. Che la nuova vita sia lunga e leggera come i tuoi passi.
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