LA PRESUNZIONE DEGLI INSETTI E IL TURISMO CHE NON C'È | © n.c.D'estate vivo a Castellaneta Marina: è una delle poche cose che faccio da quando sono nato. La adoro.
Adoro farmi massacrare dalle zanzare di sera, quando tutti gli altri dormono e le stelle sono solo per te. Che poi è perfettamente inutile spendere quattrini per costose disinfestazioni. La verità me l'ha svelata un mio zio entomologo in pensione: «In quell'ecosistema, le uniche cose fuori luogo sono gli uomini e le villette a schiera». E vabbè...
Adoro l'umido profumo dei pini, la delicata fragranza degli oleandri, il rosmarino che rinfresca le dune. Adoro perfino la bignonia infestata dalle formiche e i cassonetti odorosi e ricolmi come cornucopie, riempiti apposta da qualche giornalista politicizzato in vacanza.
Adoro piazza Selene, viva e vibrante, soprattutto grazie a quei benedetti mattoni! Anche se un po' di nostalgia del mercatino che c'era prima mi viene ancora: era quasi un "suk", intriso di incenso e canfora, per terra c'era la sabbia ma almeno non rischiavi distorsioni...
Adoro il lungomare, bello, moderno, con i giochi d'acqua, le poesie di Valentino, le bancarelle e l'invidiata pista ciclabile. Tanto bello che qualcuno lo ha anche scelto per accamparsi, seriamente: due stanze vista mare e "ampi" servizi a costi irrisori, quasi regalati.
Adoro le strade, con quei nomi impossibili da ricordare, strette tra le ville, sensi unici mai rispettati. Fa niente se poi ci lasci sospensioni e coppa dell'olio: ad alcune buche mi sono così abituato che comincio anche a chiamarle per nome.
Adoro i parcheggi, vero esercizio di creatività al volante. Adoro pagare la mattina a forfait, nonostante le tariffe, e la sera agli abusivi che presidiano i punti nevralgici. "Lavoratori", questi, che per i loro indubbi meriti di promozione territoriale vengono considerati come insostituibili riferimenti.
Adoro la spiaggia, pulita, dorata e smisurata, e penso a quanto sarebbe bello permettere a tutti di poterne usufruire completamente: km di litorale sono inaccessibili per mancanza di infrastrutture, eppure vengono ripuliti come se fossero frequentati. Finendo per fare "media" rispetto alle considerazioni generali sullo stato di degrado delle coste.
Adoro l'aria vagamente vintage di Castellaneta Marina, quell'immagine filtrata come una cartolina anni '60 piena di colletti inamidati e vestiti svolazzanti, che si offusca un po' di fronte all'anarchia di certe giornate, quando in alcuni locali si compiono anche i peggiori misfatti al grido «ma lavoriamo solo 15 giorni all'anno!».
Adoro, infine, la vita interessante di quegli strani coleotteri, noti a chiunque abbia vissuto anche solo un'estate in pineta: sono marroni, si trascinano le zampe posteriori inanimate e si ammazzano frantumandosi il carapace contro i neon delle verande. Per alcuni versi mi ricordano l'esilarante presunzione di alcuni amministratori: i primi credono di conquistare la luce sbattendoci contro, i secondi di promuovere il turismo parlandone e basta.
Francesco Tanzarella
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