Il professor Alessandro Calabrese
Alessandro Calabrese lascia Noi moderati per aderire ad Azione in aperta polemica con la gestione del partito in Puglia e nella provincia di Taranto.
Il vicario provinciale e componente del comitato regionale ha ufficializzato il suo passaggio al movimento di Carlo Calenda attraverso un duro comunicato politico, denunciando una gestione interna che definisce lontana dalle reali necessità del territorio ionico e regionale.
Alla base della decisione del ginosino Calabrese vi è una profonda insoddisfazione per le condizioni in cui versa la Puglia, citando esplicitamente le lunghe liste d'attesa e i disavanzi della sanità, oltre a un sistema scolastico privo di programmazione organica e alla persistente emergenza ambientale legata alle patologie tumorali. Secondo l'esponente politico, la ricerca di un contenitore capace di interpretare le esigenze dei cittadini si era inizialmente indirizzata verso Noi moderati, ma l'esperienza si sarebbe rivelata fallimentare a causa di una conduzione verticistica e personalistica.
Il professore non risparmia critiche a quello che definisce un plenipotenziario locale, accusato di operare in spregio allo statuto e di aver lasciato vacanti per oltre un anno gli organi statutari regionali e provinciali. «Purtroppo ci siamo sbagliati» commenta amaro nel testo, aggiungendo che il partito sarebbe oggi nelle mani di un soggetto interessato esclusivamente a comporre liste elettorali per meri fini di rappresentanza formale.
Il passaggio ad Azione viene motivato con la volontà di aderire a un progetto moderato e portatore di un sano movimentismo, lontano da logiche che Calabrese descrive come improntate all'insipienza e all'arroganza. Nel motivare l'addio, il vicario uscente utilizza toni duri per descrivere l'attuale gestione di Noi moderati, citando la frase di Bertold Brecht «Sventurata la terra che ha bisogno di eroi» per sottolineare come l'efficienza dei servizi pubblici sia oggi affidata solo allo spirito di sacrificio dei singoli operatori piuttosto che a una guida politica solida.
La nota si chiude con un richiamo alla Dottrina sociale della Chiesa, con cui Calabrese contrasta i comportamenti del dirigente locale, definiti indegni e segnati dal menefreghismo. L'esponente politico conclude suggerendo al suo ormai ex collega una riflessione su una celebre citazione attribuita a Giulio Cesare: «malo hic esse primus quam Romae secundus», a ribadire la critica verso una gestione del potere fine a sé stessa e distante dal bene comune dei cittadini pugliesi.
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