Il brigadiere dimenticato: la storia di Giuseppe Caragnano tra dovere e sacrificio
Non tutti sanno che tra le pieghe della storia nazionale e i violenti turbamenti politici del primo dopoguerra in Toscana si intreccia il destino di un figlio della terra di Mottola, il brigadiere Giuseppe Caragnano, il cui sacrificio segnò l'inizio di una delle stagioni più drammatiche del territorio apuano.
Nato a Mottola il 5 agosto 1892 da Francesco, il giovane sottufficiale della Guardia di Finanza perse la vita a soli 29 anni il 13 maggio 1921 a Marina di Carrara, rimanendo vittima di violenti scontri scoppiati a margine di un comizio elettorale mentre era impegnato nel delicato servizio di ordine pubblico.
Comandante della brigata nella caserma Dogali di Carrara, Caragnano si trovò ad affrontare un clima di fortissima tensione che, proprio con la sua morte, vide l'esordio dello squadrismo violento nella zona, portando persino a un'occupazione militare dell'area per ristabilire l'autorità dello Stato.
La storia di Giuseppe Caragnano appartiene profondamente alla vita cittadina di Mottola, dove in molti ricordano ancora con affetto il nipote Michele Caragnano, lo storico fruttivendolo noto come «mest Mchel» che per anni ha gestito la sua attività all'inizio di via Palagianello, nei pressi del monumento ai caduti.
Michele, pur non avendo mai conosciuto lo zio né posseduto una sua fotografia, era cresciuto nel riverbero del dolore familiare, testimone della sofferenza del padre Francesco per la perdita di quel fratello mai dimenticato.
L'abnegazione del brigadiere fu tale che nel 1936 la caserma di Carrara venne intitolata al sottufficiale, prima che una successiva revisione dedicasse la struttura alla memoria del maresciallo maggiore Vincenzo Giudice.
A 105 anni dalla sua scomparsa, la figura di Giuseppe Caragnano emerge oggi come un simbolo di dedizione assoluta alla patria, un giovane che immolò la propria esistenza nella schiera dei giusti per difendere i valori delle istituzioni.
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