Sempre sorridente: Giuseppe Petrosino, per tutti Pinuccio
Castellaneta piange per la scomparsa di Giuseppe Petrosino, per tutti Pinuccio, amato infermiere che da tempo lottava contro una terribile malattia. Si è spento ieri, all’età di 73 anni, nell’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti.
Per rendere omaggio alla sua memoria, il dottor Cosimo Putignano ha voluto ricordarlo in questo modo:
I rapporti professionali quando sono sostenuti da un legame che intreccia fiducia, rispetto e, soprattutto, amicizia diventano granitici e inossidabili.
Per questo una perdita di tale portata mi fa male doppiamente, perché ho perso un validissmo collaboratore ma anche un amico.
Ma vi posso garantire una cosa: Pinuccio era più di un amico, era un fratello maggiore.
Non ho sentito mai nessuno chiamarlo Giuseppe, noi tutti l’abbiamo chiamato sempre Pinuccio forse perché, incosciamente, quel vezzeggiativo ce lo faceva sentire ancora più vicino e caro, simpatico e disponibile.
Pinuccio è stato l’uomo che sorrideva sempre, perché lui era un grande professionista e sapeva bene che quando si è in contatto con il dolore e la sofferenza bisogna rispondere con il sorriso ed evadere con la bellezza delle parole o di una carezza.
Lo conobbi nel 1996 in sala operatoria senza sapere che un giorno, e per parecchi anni, avremmo lavorato insieme... gomito a gomito.
Era la croce e la delizia del dottor De Vincenzo, perché era “discolo” come diceva lui, ma era uno che trottava. Sala, ambulanza, rianimazione, Pronto soccorso ecc...
Negli anni abbiamo costituito la ‘‘coppia terribile’’ della quartiere operatorio, perché a tutti gli/le operandi/e riuscivamo a strappare un sorriso, a tranquillizzare con una battuta, una carezza, un piccolo aneddoto o una breve riflessione seria o semiseria.
Il feedback era sempre più che positivo e la tiritera dei pazienti era sempre la stessa: «Se dovessi operarmi di nuovo, vorrei che ci foste voi due qui con me!»
Quella fiducia, quella sicurezza, ma aggiungerei quell’armonia e quell’entusiasmo ora sono definitivamente affidati ai ricordi e alle lacrime.
Non dimenticherò le giornate trascorse insieme, le notti insonni e quelle tranquille, le chiacchierate sul senso della vita, se fosse meglio seguire i consigli di Seneca o di Nietzsche, il carisma del poverello di Assisi, l'esempio delle mistiche cattoliche o la leggerezza di Peppín Friscídd o di Bicètt ‘a tre capídd.
Resteranno indelebili anche i momenti critici e le attestazioni di stima dei pazienti e dei parenti.
Il merito era unicamente di Pinuccio, perché io mi limitavo a mettere il ‘‘cappello’’: accoglienza, garbo, sorriso, tranquillità e via, partiva l’anestesia... con il leit motiv: «Grazie per aver scelto questa struttura!»
Con lui ci si capiva con gli occhi, un piccolo movimento dei baffi, un occhio sgranato o un sopracciglio alzato.
Da oggi in poi, tutto questo per me sarà soltanto nostalgia.
Come amava dire lui: «Affrettiamoci con calma!».
Cosimo Putignano
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