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Alluvione di Ginosa: dopo 13 anni arriva la sentenza di primo grado

Alluvione a Ginosa nel 2013 Alluvione a Ginosa nel 2013

A distanza di 13 anni dai fatti, è arrivata la sentenza di primo grado riguardante l'alluvione di Ginosa che il 7 ottobre 2013 provocò la morte di 4 persone e causò ingenti danni nel versante occidentale della provincia di Taranto.

Per quanto concerne i decessi, le accuse di omicidio colposo erano già state dichiarate prescritte al termine dell'udienza preliminare. Il verdetto emesso dal giudice Luana Loscanna ha stabilito 6 condanne e 21 assoluzioni, infliggendo pene interamente sospese comprese fra un minimo di un anno e un massimo di un anno e 6 mesi per gli imputati ritenuti colpevoli.

Il magistrato ha inoltre disposto che i condannati risarciscano, in solido con il responsabile civile dell'epoca, ovvero l'Autorità di Bacino della Basilicata – oggi denominata Autorità di Bacino distrettuale dell'Appennino meridionale –, le parti che si erano costituite nel processo.

Al centro del dibattimento vi erano le accuse relative ad azioni e omissioni che, secondo la ricostruzione della Procura di Taranto, avrebbero concorso a causare una grave alterazione del territorio e dei centri abitati, mettendo in pericolo la pubblica incolumità e provocando danni a infrastrutture pubbliche e private, reti viarie, aziende e terreni agricoli.

Il giudice ha invece assolto con la formula «perché il fatto non sussiste» gli imputati che all'epoca dei fatti ricoprivano ruoli all'interno del «Parco delle Gravine», nello specifico Gianni Florido, difeso dall'avvocato Claudio Petrone, Luigi Armogida, assistito dagli avvocati Carlo e Antonio Raffo, Antonio Giovanni Ruggieri e Ignazio Morrone, difeso dall'avvocato Raffaele Errico.

Medesima formula di assoluzione è stata applicata per i funzionari dell'Acquedotto Pugliese, ossia Antonino Caminiti, difeso dall'avvocato Vincenzo Vozza, Gualtiero Traversa, Domenico Viola, assistito dall'avvocato Roberto Eustachio Sisto, e Marina Cancellara, difesa anch'essa dall'avvocato Errico.

Nel procedimento erano stati chiamati in causa come responsabili civili per gli eventuali risarcimenti dei danni anche i Comuni di Laterza e di Ginosa, la Provincia di Taranto, il Parco delle Gravine, l'Acquedotto Pugliese e la società Faber spa, incaricata di eseguire i lavori per conto dello stesso Acquedotto Pugliese.

Contestualmente alla conclusione della sentenza, il giudice Loscanna ha disposto la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica affinché vengano valutate eventuali responsabilità da parte del settore difesa del suolo della Regione Puglia.

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